STORMI DI TARME

Tuesday, October 24, 2006

La Fabbrica del Cinema

non sono stata io.



da nessuna parte.



toilette: specificazioni



La fabbrica del cinema. www.effettonotte.com

Friday, September 01, 2006

I POETI ADOTTANO I VICOLI / per commenti o info vedi in fondo alla pagina.



Dall'Adige 02 /09


PERGINE - Lo ammette candidamente: «Sono passata e ripassata in vicolo dei Poeti, ormai chiamiamolo così, non più dei Tintori: quelle poesie mi emozionano, quelle fotografie fanno pensare». È Mara Carli a confessarlo. Trentenne da pochi giorni, un passato da camionista e da un anno assessore comunale. Ha letto ieri su questa pagina dell'iniziativa di chi, nottetempo, va incollando sul porticato del vicolo parole in libertà ed immagini, dando espressione ai colori del suo pensiero.

«È una cosa bellissima, mi sono fermata, ho letto e riletto in più giorni ed ho avuto modo di parlarne con altre persone». Che dicono? «Sono sorprese dalla profondità e dalla forza del pensiero scritto. È un modo per fare di Pergine una città vitale e variegata. A me piace anche la scelta del vicolo ed il modo, silenzioso, con cui si è voluto far conoscere le proprie idee, quelle di chi ha le ha messe in mostra in forma poetica e visiva».
Ma l'ex camionista avrà visto questo ed altro girando il mondo. Oppure no? «Molto altro, è vero, ed anche lontano da Pergine, ma i testi delle poesie esposte possono stare benissimo a Parigi ed a Londra. Io dico, però: cominciamo anche qui a lasciare spazio alla cultura non impacchettata, quella vera». Insomma, sembra che lei sia rimasta affascinata da quanto ha letto e visto. «Sì, c'è una foto di scarpe a terra e la scritta - dove andiamo? - che m'ha fatto riflettere sui ritmo della nostra vita, sul vero valore di tante cose. Quelle poesie mi portano a riflettere sul signficato dell'esistenza. Non facciamo che correre e circondarci di cose e nemmeno ci fermiamo a parlare con le persone. Ora davanti a vicolo dei Poeti ci si ferma a discutere». Qui parla anche la frequentatrice fedele di Medjugorje? «È ben vero che frequento suore e preti, ma non sono e non penso di essere bigotta».

Vorrebbe forse conoscere gli ignoti espositori? «Sì. Per avere da loro idee e suggerimenti, sono persone sensibili, perché si possa continuare, per trovare anche altri spazi, fisici e mentali, assieme a loro, spazi liberi per chi vuole esprimersi, qui a Pergine, senza che sia sempre il Comune a proporre. Si sono appropriati d'uno spazio ed hanno fatto bene».

Non le è mai capitato di scrivere poesie? «Sì». Le esporrebbe? «No e nemmeno i quadri che ho dipinto. Ho sempre l'impressione che ad altri possano non interessare. Il merito di quelli di vicolo dei Poeti è tanto più rimarchevole. Con loro si potrebbe trovare spazio e il modo».
E delle foto che ne dice? «Quei visi di donna rivelano la profondità del pensiero di chi le ha fotografate».
Il mondo si divide in creatori che danno idee in ogni campo, dalle quali ricavare strumenti e indicazioni ed in organizzatori-controllori- sanzionatori. Lei da che parte sta? «Le regole servono, ma il minimo indispensabile». M. A.


Dall’ADIGE del 01/09/2006


PERGINE - Stanno come perle nel buio. L'occhio le guarda ed allora emettono luce, vale a dire pensiero. Sono poesie battute a macchina e fotografie, incollate sull'avvolto della parte di vicolo dei Tintori che sbuca sui via Crivelli, in pieno centro storico. Incollati da ignoti, nottetempo. Con pazienza. Prima la creazione, poi la volontà di esporli, il bisogno di cercare, trovare, dire. La città inizia a parlarne perché la provocazioni è stimolante, per i testi e per le immagini. Perché l'operazione dura da qualche giorno/notte e non è finita. Ci saranno altre poesie, altre fotografie, altri colori del pensiero.

Un ripetitivo ed insignificante urban graffiti pre-esistente, spalettato in nero su un lato dell'avvolto, è stato coperto di colore rosa. Medesimo il colore spalmato su vetri di lampade poste sotto il livello del suolo. Di notte il vicolo si tinge di rosa pallido. I fogli sulle pareti ricordano i muri delle case nel cuore di Avignone nei luglio del Festival annuale, dove ciascun attore, mimo, danzatore, scrittore, poeta, commediografo, cineasta, ecc., avverte della sua performance. In vicolo dei Tintori Pergine sembra aver aperto un occhio sulla sua creatività nascosta, che raramente lascia trapelare. Uno spiraglio spontaneo senza bisogno del solito contributo pubblico per «attività culturali». Gli ignoti creativi l'hanno ribattezzato «vicolo dei poeti», scrivendo il nuovo nome accanto alla targhetta ufficiale. Passa un ragazzo nel vicolo, ci entra da via Crivelli per sbucare in via Tre Novembre, barba riccia, osserva, legge, pensa, s'illumina e scrive un commento. Passa un adulto, indifferente. Vicolo dei poeti è l'unico in città di foggia vagamente fiorentina, rinascimentale. Stretto e lungo, la parte in avvolto, poi una striscia di cielo tra i tetti alti.

Arianna Corradi legge attenta. È «la piccola poetessa» (Ariadne Radi Cor è la sua firma), scrive poesie e racconti, abile fotografa anche lei. Che ne pensa dell'idea? «Dimostra la possibilità dell'immaginazione e delle immagini di inurbarsi, nel senso di occupare degli spazi pubblici. Altrimenti una strada non è di nessuno, né di chi ci passa e non si ferma, ammesso non abbia uno scopo preciso, né di chi la abita» E del vicolo? «Il vicolo ha adottato qualcuno perché è un luogo ideale come galleria espositiva, è già fatta. Il vicolo è lungo. Sarebbe bello che più strade di Pergine adottassero dei creatori».
La città cambierebbe, diventerebbe, a quel punto vivibile, senza bisogno di chi pubblicamente debba occuparsi della sua vivibilità urbana. Personali sì, ma più passano i giorni e più diventano patrimonio collettivo.

Infatti, fioriscono i commenti. «Quella del vicolo dei poeti è una bella sorpresa» , commenta Paolo Vivian , scultore di Madrano in giro per l'Europa con il suo estro creativo. «Non ci si accorge nemmeno più del territorio che scompare, ormai il fenomeno è incontrollabile nel vorticoso andare delle cose. Allora, dico io, facciamo delle cose che si facciano notare, mandiamo un messaggio. Non ci sono presenze artistiche da nessuna parte a Pergine, tranne delle banalissime fontane o simili. Davvero sembra che per non far notare il brutto ci educhino al brutto, mentre la presenza di cose belle potrebbe far risaltare certi squilibri. Perché non accettare la provocazione e continuare?»
M.A.